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Lo sport e lo svago

Il nuoto è un alfabeto

Fotocomposizione
Gare di nuoto a Genova. — Le signorine concorrenti. (Fot. Guarneri - lastre Cappelli).
Gare Nazionali di nuoto. — Gara mutilati.

 

«L'Italia è la regina delle acque. Chi più fortunata di essa nei mari, nei fiumi, nei laghi? E non fu questo il sogno di tutti gli italiani? E non è il liquido elemento che ci fece grandi nel passato e che ci dà speranza di vere grandezze nel presente e per l'avvenire? L'italiano può considerarsi come un marinaio.
Egli ha nell'acqua il suo vero e perfetto elemento, e come l'uomo di montagna sarebbe ritenuto per inetto qualora non sapesse attraversarla, altrettanto deve dirsi di un italiano che nel liquido elemento non sappia muoversi ed agire […] questo benedetto nuoto […] vorremmo […] obbligatorio come è obbligatorio l'alfabeto, perchè, a parte i principii d'igiene che pur lo dovrebbero rendere tale, noi pensiamo che l'uomo il quale non sapppia nuotare, dove tanta acqua invade la terra, è come l'uomo che non sappia camminare.
Va inoltre da sè l'osservazione che, se un uomo sa nuotare, è padrone del liquido elemento; egli acquisterà quell'amore ai viaggi d'oltremare; e di qui quella graduale conquista di un mondo che è vasto, che ha fortune ancora inesplorate, e che dovrà appartenere ai popoli che sapranno conquistarselo con le opere di civiltà domani, come ieri altri seppe conquistarlo con opere belliche.
Il nuoto non è uno sport, e noi, quando i governi e gli enti costituiti ci avranno dimostrato con le opere, con i fatti il loro vero e proficuo interessamento ad esso, lo cancelleremo anche dalle testate dei nostri giornali, tanto promettiamo e manterremo. Il nuoto è l'alfabeto della forza, della salute e dell'utilitarietà. L'italiano — per ora noi facciamo il Cicero pro domo sua — deve saper nuotare come sa camminare, perchè esso è un anfibio. Ha la terra, ma ha l'acqua che è più immensa della terra, e la sua vita, come la sua fortuna, si svolge, e deve svolgersi, più nell'elemento liquido che in quello solido.
Noi vorremmo che a tre o quattro anni i nostri piccoli fossero messi nell'acqua a nuotare come si fa per i piccoli cani che in questo fatto ci dànno lezione... appunto perchè nessuno ne dà a loro. Invece è avvenuto che l'uomo ha acquistato per la sua pigrizia, o per altre cause che noi non abbiamo tempo a ricercare nei libri dei secoli scorsi, e che forse non troveremmo nemmeno notati, uno spavento dell'elemento liquido da far morire di vergogna anche quando gli si lanci l'offesa di figlio d'un cane. Oh! no, i figli di cani nuotano senza maestri, senza salvagente, senza preparazione!».


Perrone, R. L’ora del nuoto. La stampa sportiva e l’illustrazione d’Italia, 18(51), 21 dicembre 1919.
http://www.byterfly.eu/islandora/object/libria%3A54012#page/4/mode/2up

 

 

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